BH 3.1



Una vita delirante, una band sull'orlo del collasso, una laurea ancora lontana. Annotazioni a margine di una sola esistenza.

 

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FetEnzo (il mio SuperFeto)

I adopted a cute lil' batman fetus from Fetusmart! Hooray fetus!

 

 

 

 

 Meche (la FetoMucca di Gio)

I adopted a cute lil' cow fetus from Fetusmart! Hooray fetus!  

 

sabato, ottobre 24, 2009
HANGING ON THE TELEPHONE - The Nerves

Ieri sera Paul Collins proprio non riusciva ad aprirsi la birra.
Ho preso la bottiglietta dalle sue mani e l'ho stappata con un accendino.
Lui mi guarda e mi dice, pacato ed entusiasta "Ehy, you're the man!"
Gli sorrido.

Finisce la birra, sale sul palco e suona Hanging on the Telephone.
Era un po' che non avevo un'esperienza culminale.




Alcune news: non scrivo da mesi sul blog perchè sono drammaticamente impegnato in un paio di progetti che monopolizzano le mie capacità di wannabe scrittore. E' un peccato, in un certo senso, perchè nell'ultimo mese sono successe un sacco di cose fichissime, da un reportage antropologico a un set fotografico a una giovane attrice in quel della capitale (comprensivo di giornata di scatti a Palazzo della Consulta, epico). Varrebbe la pena di raccontarle, ma non ne ho tempo. Per ora accontentatevi dell'articolo sui contractors che mi hanno pubblicato su Samgha.


postato da mosca27 | 12:23 | commenti (5)
lunedì, settembre 07, 2009

I PREDICT A RIOT - Kaiser Chiefs

La RAI revoca la copertura legale ai giornalisti di Report.

Adesso, nella classifica mondiale della Libertà d'Informazione, siamo poco sopra la Libia.

Medioevale.

postato da mosca27 | 23:57 | commenti
domenica, agosto 09, 2009

YOU GOT IT ALL WRONG - The Hives

Sento dalla finestra aperta il suono che fa MSN Messenger quando recapita un messaggio. A che volume devono essere le casse per far sentire a me, al secondo piano, quel suono odioso? Quesiti che rimarranno senza una risposta.

Torno a tavola. A casa mia aono abituato a cenare senza televisione. Non per un qualche motivo pseudointellettuale o rivoluzionario. Semplicemente non si fa. E io apprezzo enormemente questa cosa. Nel senso che me ne vanto con gli amici, come se fosse una decisione mossa da un qualche motivo intellettuale o rivoluzionario. Qui da Gio, invece, il teleschermo ha un posto a tavola e, grazie a Sky, spesso capita di pranzare o cenare spalla a spalla con un cadavere di Fox Crime. Essendo io completamente a digiuno della serie CSI, ho iniziato la mia avventura nel mondo della "Scientifica" carico di curiosità.

Tragico errore. Per quanto la gente che smanaccia coi cadaveri mi stia simpatica a pelle, i nessi causali mi stanno ENORMEMENTE più simpatici. La prima cosa che noto è il pathos. A fiumi. Perchè un nerd cresciuto a pane e test balistici dovrebbe parlare come John Wayne? Comincio a pensare che il semplice maneggiare un'arma da fuoco potrebbe contagiarmi con la parlata profonda e sforzata del doppiatore di George Clooney. A orecchio mi sembra lo stesso di Grissom. Ma andiamo avanti. Questa sera torno a tavola col suono di MSN nelle orecchie e cerco di concentrarmi sui due ometti scafandrati che stanno spolpando un tizio su un tavolo d'acciaio. Discutono del ritmo con cui un cadavere perde calore dopo la morte. Hanno la mia totale attenzione. In un paio d'ore un cadavere perde un paio di gradi, dicono. Poi misurano la febbre al morto, fanno due conti e, con la voce di John Wayne, uno dei due dice che la temperatura del morto è più alta di uno o due gradi rispetto a quella che avrebbe dovuto avere. Quindi, deduce l'altro, aveva la febbre. Pausa. Fisso lo schermo, attonito. "E PERCHE'!?" Sbotto.

E se prima di morire aveva corso come uno scemo per venti minuti?
E se prima di morire si era masturbato selvaggiamente in bagno?
E se prima di morire aveva mangiato i peperoncini di Scamenate?
E se prima di morire si era reso conto di essere vestito da sci a Honk Kong ad agosto?
E se prima di morire aveva banalmente una temperatura basale più alta del resto della gente?

La questione però sarebbe stupida se i due non usassero la questione del grado in più per basarci sopra TUTTA la sequenza di indagini demenziali. Questi insistono e, grazie a quel grado in più, scoprono che la vittima aveva ben due emorragie, una cerebrale e una in zona torace, provocate da una (intensa, penso) encefalite. "E L'AUTOPSIA!?" Sbotto.
Ma vah, che autopsia vuoi mai fare se puoi infilare un termometro nel culo a un cadavere?

I genitori di Giorgia hanno ormai imparato a sopportare i miei deliri contro le sequenze pseudonarrative demenziali e quindi non fanno caso al sottoscritto che si alza in piedi mentre tutti cenano e, infilandosi entrambi i pugni tra i denti, grida idrofobo "VI ODIO! VI ODIO!"

Ci vuole così poco... Così dannatamente poco a scrivere una buona trama...

postato da mosca27 | 23:56 | commenti (2)
sabato, agosto 08, 2009

TIME TURNED FRAGILE AGAIN - Motion City Soundtrack

Non é successo niente. Cioé, no, ho fatto cose, ho sentito gente, sono stato in giro e il mio socio sta mietendo le messi piantate l'inverno scorso. Qui le novitá sono, tuttavia, poche. Ieri mi sono fatto un giro per la cittá, cosa che volevo fare da anni. Come in tutti i tentativi precedenti anche questa volta siamo usciti in sei. Chi mi conosce sa quanto io ami i gruppi numerosi. Nondimeno, peró, ho bisogno di almeno uno sherpa per raggiungere i punti caldi della cittá. Quindi mi adeguo e trasformo il mio pomeriggio di street photography in una tranquilla gita turistica. Mi ero fatto prestare da Gio una tracolla estremamente gay per nasconderci dentro la mia amata 5D e non dare nell'occhio. Ovviamente nel nuovo programma della giornata la discrezione non si rendeva piú necessaria, ma la tracolla era carina, quindi me la sono portata dietro. Durante la passeggiata mi sono introdotto nel palazzo della corte d'assise e ho fatto un paio di foto al gigantesco capitello della colonna che segna la fine della romanissima via Appia. La storia della colonna é complicata: da due che erano ne é rimasta soltanto una, poiché la sorella venne donata in tempi remoti alla cittá di Lecce, come pagamento al santo patrono, responsabile del debellamento della peste. Ovviamente i brindisini sostengono si sia trattato piú che altro di un banale furto. Sta di fatto che nel palazzo della corte d'assise c'é il capitello originale, mentre sull'unica colonna brindisina c'é una volgare riproduzione. "Come mai?" chiedo io. "Metti che passa un leccese..." mi risponde Gio. Finito il lavoro col capitello vengo portato nell'ex convento di Santa Chiara, attuale sede della mostra fotografica "Brindisi Portfolio". Imbosco la macchina fotografica prima di entrare, per evitare discussioni fin troppo frequenti nel fotomondo, e mi riprometto di non essere fastidioso. Mantenere le promesse é dura: come avevo sospettato, da subito manca il progetto. Si tratta di un percorso fotografico paesaggistico con un solo trait d'union: la cittá di Brindisi. Sciovinismo visivo a mitraglia, come era prevedibile, ma il problema é ben altro. Gli scorci si ripetono nei lavori di diversi fotografi e dopo un po' emergono forti somiglianze tra le immagini. Si tratta sempre di paesaggi piú o meno urbani, e giá io mi irrito, soprattutto perché l'attenzione dei vari autori é molto piú concentrata sui soggetti che non sulle composizioni. Purtroppo peró il tallone d'achille della collezione é la dimensione prettamente amatoriale dei lavori. HDR da tutte le parti, gestione delle postproduzioni che ricorda l'esportazione della democarazia americana, selezione degli scatti assolutamente opinabile e tante, tante emozioni. Che a mio avviso dovrebbero rimanere ben lontane dalla fotografia paesaggistica. Significativa la citazione del sindaco Mennitti, il quale ci fa capire, attraverso le parole di Cartier Bresson, che alla base di questa esposizione c'é un po' di confusione. I lavori buoni ci sono e, curiositá, sono ad appannaggio esclusivo delle donne. La cosa mi ha colpito, perché non é facile trovare una fotografa che si lasci affascinare dalle geometrie nascoste, dai parallelismi e le serie. Piacevolissima sorpresa. Da notare che il sottoscritto, pochi minuti prima di arrivare all'ex convento, scatta una foto. Lo zio di Gio trova la stessa foto esposta nella mostra e me lo fa notare. Ad averlo saputo...

postato da mosca27 | 14:20 | commenti (2)
domenica, agosto 02, 2009

 IN THE SIGN OF THE OCTOPUS - The Hellacopters

Domenica. Pranzo in famiglia nella terra della consorte. In termini pratici io mangio come un'orca mentre tutti chiacchierano amabilmente. Di tanto in tanto chiacchiero anch'io, ma non accade sempre. Sono taciturno, il più delle volte. Soprattutto sono consapevole del fatto che i miei consueti argomenti di discussione non incontrano i gusti di tutti. Soprattutto a tavola.

Oggi stavo riempiendo come di consueto il mio orifizio orale quando la nonna di Gio tira fuori l'argomento religione. Dentro di me qualcosa si muove. Non ci bado. La nonna continua nel discorso e parla di Padre Pio. Dentro di me qualcosa borbotta. Soffoco la rivolta nel cibo. La nonna insiste e mi rivolge la fatidica domanda: "Ma tu ci credi in Padre Pio?". Fermo la bocca masticante e metto in moto tutti i miei neuroni.
Tutti.

Le mie risorse cognitive sono in allarme generale, Defcon 0, un traffico della madonna alla variante coscio-inconscio. Cerco di allineare le mie idee con i vari scenari apocalittici che la loro fuoriuscita potrebbe generare. Davanti ai miei occhi scorrono scene simili a quando nei cartoni dei Ghostbuster si rompeva il coso di contenimento e i fantasmi uscivano ad esigere il loro tributo di sangue dalla popolazione mondiale. Respiro (col naso), deglutisco e sorrido. Guadagno un'altra manciata di secondi nella quale i corpi speciali reprimono l'insurrezione della sincerità (arma che ho riscoperto da poco) mentre all'area di Broca perviene un pacchetto splendido: una meravigliosa perifrasi.
Parto con la fiumana di parole, ma la nonna non si lascia abbindolare dalla mia skill. Mi guarda, sorride e mi dice "Si, ma ai miracoli di Padre Pio si deve credere, sono documentati..."

Dentro di me una riproduzione fedelissima del sottoscritto a 18 anni urla a squarciagola: "SCEGLI! O ME O GIORGIA!". Il disastro è imminente, accarezzo lentamente e con sincero piacere l'ipotesi di tirare in ballo il CICAP, le ferite autoinferte, le ordalie di autolesionismo e i bambini emo. Grazie a Dio (è il caso di dirlo) stringo il cappio attorno al collo del mio libero arbitrio e stipulo un accordo bilaterale con la mia adolescenza. "Dipende da come vengono documentate, le cose. E soprattutto da chi." dico con tono estremamente pacato e tranquillizzante. La nonna mi spiega che in certe cose bisogna credere al di là delle dimostrazioni. Dentro di me è ormai golpe, ci sono orde intere di fantasmi del Natale passato che usano la mia integrità come ariete, le porte della forza di volontà reggono a malapena.

Rido apertamente, guardo il soffitto e dico "A me piace il concetto di dio, le persone mi piacciono un po' meno". L'effetto è esattamente quello che volevo, qualcuno a tavola annuisce e la nonna è confusa. Tra l'altro mi rendo conto che l'intera tavolata è in silenzio e l'attenzione di tutti è rivolta al nostro certame dialettico. La cosa non mi influenza più di tanto: so che anche solo in minima misura, qualcuno la vede come me. Non sono certo del fatto che qualcuno mi verrà in soccorso, ma anche a questo sono abituato da tutta la vita. Quindi decido di giocarmela nel migliore dei modi, nella fattispecie decido di non mentire sulle mie opinioni, ma senza venir meno all'approccio diplomatico che fino ad oggi mi ha contraddistinto nella terra natia di Gio.

La risposta della nonna alla mia manovra evasiva è però terribile. Cambia argomento e sfodera le armi: "Ma quindi tu non sei un credente?". Ecco. La folla con torce e forconi si ferma. Dentro di me tutti si rendono conto della situazione drammatica. Una voce metallica annuncia "...e davanti a noi possiamo ammirare il Punto di Rottura..."

Decido di ripetermi. Non amo farlo, ma mi sembra un buon modo per chiudere la strada all'argomento. "Preferisco credere in dio che negli uomini". Dentro di me la folla ha il naso puntato verso l'alto in un frastornante silenzio. La nonna, con mio sommo orrore, ripete pedissequamente la domanda: "Ma quindi tu non sei un credente?". Parola per parola, sillaba per sillaba. Decido di portare entrambi ancora più vicini al punto di rottura, il piano è spaventarla e, si spera, convincerla a cambiare strada. In sostanza la sportello in curva sul precipizio. "Ma come no? Certo che lo sono!"

Alza lo sguardo, fa un gesto vago con le mani, passa in rassegna tutti i commensali. E soprattutto sorride. E' un momento terribile, sento che con una brusca frenata mi potrebbe far finire giù dal burrone, ma mantengo la mia espressione sorridente e sorpresa per la sua insistente domanda. "Ma quindi non credi nemmeno nei sacramenti... Che so... Nel matrimonio?".

Bingo.

C'è una vena funzionale, quasi strumentale nel discorso. Ha messo piede nel mio campo di battaglia. E' fatta. "Beh, ma ovviamente io credo che, in una struttura sociale come quella italiana, ci si debba sposare anche in chiesa. Forse per il rispetto delle generazioni precedenti, forse per la sedimentazione dell'educazione ricevuta... Per tanti motivi..." dico, con la faccia da seminarista. Nel farlo annuisco in modo volutamente goffo. Almeno la nomination, via...
La nonna accusa il colpo, non si rende conto di avermi messo in mano il volante e continua "Ma sei battezzato?"

Chiudo con classe, lanciando una mezza allusione che, come volevo, nessuno coglie: "Beh, certamente! Siamo in Italia..."

postato da mosca27 | 21:29 | commenti (6)
venerdì, luglio 31, 2009

KNOTS - Pete and the Pirates

I've already been here.

Scrivere con una qwerty estesa dopo un paio di giorni di touch-screen su cellulare è una liberazione. E' uno di quei momenti in cui il senso delle cose si distorce e il loro valore rotola goffamente giù dalla scala globale. Scrivere per me è sempre stato abbastanza importante, è ovvio, ma percepire la capacità di allineare idee e dita come essenziale per la sopravvivenza mi sembra un po' eccessivo. Beh, tant'è: scrivo meglio e sono un po' più rilassato. Dovrei esserlo di dafault, considerato il fatto che sono in vacanza, ma non è così.

I've already been here, there's nothing new.

La questione è chela storia si ripete, come sempre, e Vico è un arrogante borioso e saccente. Ci risiamo. Io parto e tutti proseguono nelle loro esistenze. E' assolutamente normale e non c'è assolutamente niente di problematico, anzi. Il problema, come al solito, sono io, figlio unico di seconda generazione, che non riesce ad accettare che il mondo prosegua anche senza il sottoscritto. Detto così è un po' sminuente. Insomma, non sono una primadonna isterica incapace di razionalizzare le più semplici dinamiche sociali. Il fatto è che ho un sacco di cicatrici, alcune esteriori e alcune interiori. Una, in particolare, oggi urla da dentro. Mi fa gentilmente notare, a modo suo, che la storia si ripete e che VIco è un arrogante borioso e saccente. Se togli una pedina, il gioco prosegue. Se la pedina ritorna in gioco, nessuno vuole interagirci. Io parto, la gente continua a vivere e al mio ritorno ha costruito un sostrato sociale nel quale non sono previsto. E' già successo e, dolorosamente, me lo ricordo molto bene.

Ora come ora siamo nella fase in cui io sorrido e faccio un passo indietro, lasciando la chessboard (che bella parola) priva della mia ingonbrante presenza. Tutti vanno avanti senza problemi nel giochino sociale, non sembra nemmeno che ci siano stati cambiamenti. Eppure, lentamente, in un paio di giorni le cose cominciano a cambiare. L'horror vacui riempie i buchi, vengono costruiti nuovi ponti e la superficie sociale mi cicatrizza fuori. Per sempre.

L'altra volta è andata così. Ora come ora non so se la storia si ripeterà. Ma so che Vico è un arrogante borioso e saccente.

 

E che ha quasi sempre ragione.

postato da mosca27 | 12:35 | commenti (2)
martedì, luglio 28, 2009

KNOTS - Pete and the Pirates

E così domani si parte. Finisce oggi la stagione lavorativa, un anno complesso e difficile dal punto di vista interiore. Non mi va nemmeno di scrivere, sono a disagio da due giorni. In tutto questo galleggiare non ho grandi soddisfazioni. Questa sera saluterò basso e chitarra, li riabbraccerò a Settembre. Non so come farò senza l'impegno dello studio. Non sollevo mattonelle, chiaro, però il fatto di alzarmi ogni mattina e cercare di arrivare in studio per tempo dà un senso alla mia esistenza. Non ho altro, in fondo, sono in una bolla, galleggio in attesa dei risultati (positivi o negativi che siano) lavorativi, dello stabilizzarsi della mia condizione di pendolare sentimentale, del senso di tutto che non ho mai trovato.

E' un periodo complesso, non credo si possa definire "difficile", ma ugualmente galleggio. Niente ideali, niente obiettivi abbastanza vicini da poter essere anche solo distinti dallo sfondo, niente di niente. La monotonia spesso mi aiuta ad arrivare a fine giornata, a pensare che Buzzati DEVE avere torto. Deve. Altrimenti è tutto qui, una fila più o meno lunga di sistole e diastole.

Buone vacanze.

postato da mosca27 | 16:14 | commenti
martedì, luglio 21, 2009

KNOTS - Pete and the Pirates

Mentre tutti celebrano la vittoria dell'uomo sul satellite lunare, io festeggio una mia ennesima, piccola sconfitta. Il primo dei coraggiosi parte tra poche ore per Oslo. Io no. Nè questa notte, nè mai. Rimbalzato, come dicono nella splendida cornice della capitale. L'ennesima porta che mi sbattono in faccia, ennesima piccola sconfitta che va ad accalcarsi insieme alle altre nel profondo del mio essere. Si depositano, lo hanno sempre fatto, sul fondale e, lentamente, una dopo l'altra, sedimentano. Con il passare degli anni il ritmo è aumentato notevolmente e il peso comincia a farsi sentire.

Ho un penetrante dolore tra le nocche della mano destra e il naso rotto per le troppe porte in faccia, sono stanco e spossato per tutto ciò che non sono riuscito a fare, non saprei riconoscere l'orizzonte nemmeno se avessi la possibilità di vederlo.

La brevissima parentesi di adolescenza tardiva che mi sono concesso è inequivocabilmente finita. Sono rientrato sui binari, mi sono fatto nuovamente carico di tutte le mie responsabilità e ho indossato nuovamente i miei vestiti. Sono nostalgico, lo sono per natura, e ricordo già da ora con grande gioia questi pochi giorni di divertissement, ma so perfettamente che non si torna indietro. E' stato un enorme regalo, per me, la possibilità di inscenare nuovamente il 2002. Alcuni personaggi erano differenti dal cast originale, ma alcuni c'erano ancora. Truccati per sembrare più giovani, certo, ma anche molto, molto più abili. Non sono del tutto sicuro di alcune cose. Ad esempio non so per certo quanto avrei voluto che durasse. Sicuramente sul lungo periodo mi avrebbe destabilizzato troppo, senza contare i danni permanenti che sono solito arrecarmi nei momenti di delirio. D'altra parte, però, il 2002 originale era durato un paio di mesi. Mi piacerebbe molto poter riscrivere certe cose oggi. Mi piacerebbe molto poter plasmare quel 2002, ricontestualizzarlo in questo momento di lucidità quasi adulta, ibridare le due cose e renderle compatibili. Non sono sicuro che si possa fare, sulla soglia dei 30. O forse si, una delle persone che mi ha aiutato di più in questo ultimo periodo sostiene di si. E non mi ha mai dato motivo di dubitare dei suoi consigli, anzi. Chissà...

 

E' stata una giornata complicata. Non è stata la prima e non sarà l'ultima. Guardo l'ora, mugugno un po' contro i capelli, troppo lunghi e troppo fastidiosi per la mia età, faccio un bel respirone per scacciare definitivamente l'ansia che vorrebbe sopraffarmi e mi metto a letto.

Domani sarà una giornata complicata.

postato da mosca27 | 00:01 | commenti (1)
giovedì, luglio 16, 2009

KNOTS - Pete and the Pirates

Mi trascino attraverso la pianura, coi denti, sempre più lentamente, sempre più faticosamente.
Mi trascino sulla collina, fiato corto e ginocchia piegate.
Mi trascino su per la montagna, un passo all'anno, sempre più debole, sempre più freddo.

 A un metro dalla cima, mi fermerò e mi domanderò: "Perchè?"

postato da mosca27 | 01:54 | commenti
martedì, luglio 14, 2009
KNOTS - Pete and the Piarets

My head's in knots...

Voglio andare ad un concerto.
Voglio stare in giro a bere.
Voglio fare una vacanza nel 2002.
Voglio andare in giro in macchina.
Voglio vedere l'alba.
Voglio parlare fino alle sette col Vio.
Voglio vedere un film da ubriaco.
Voglio suonare, cazzo!
Voglio leggere di notte con la Moretti.
Voglio che la gente capisca.
Voglio dimenticarmi di alcune cose belle.
Voglio un gatto.
Voglio quel gruppo di persone a quel tavolo.
Voglio altro tempo!
Voglio stare un po' con me...
postato da mosca27 | 12:14 | commenti (1)